Domenica 22 Luglio 2018

Il prossimo 30 maggio saranno 130 anni alla luce del sole. Buon Compleanno Ladispoli In evidenza

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Lunedì, Maggio 14, 2018 5:17

Celebrare l’anniversario della nascita di una città è sempre un momento speciale, ancor di più lo è se l’evento riguarda l’universo in cui ogni giorno sviluppiamo la nostra vita.

La commemorazione non è soltanto sinonimo di un passato appena trascorso, di una giovinezza implicita, perché 130 anni sono nulla al confronto della lunghezza totale del tempo di esistenza del mondo, ma anche e soprattutto di una nitidezza storica, peculiarità impossibile da riscontrare altrove.

Il 30 maggio 1888 nasce Ladispoli. Presso il notaio Girolamo Buttaoni, infatti, avviene la stipula dell’Atto di compravendita dei terreni dell’area compresa tra i fossi Vaccina e Sanguinara, il mare e il confine con la proprietà dei Principi Ruspoli di Cerveteri, in corrispondenza dell’attuale Via Ancona, firmato dal Principe Ladislao Odescalchi, proprietario della Tenuta di Palo e del sito interessato, e l’Ingegner Vittorio Cantoni, imprenditore edile romano. Allegata al documento una planimetria in cui si viene a conoscere il primo insediamento; un rettangolo molto allungato con un piano urbanistico composto di 84 lotti.

Oggi, un Comune autonomo esteso in 26 kmq, completo e vivo 365 giorni l’anno, con 41.500 abitanti censiti al 2017, per una curva dell’andamento demografico che è stata sempre più pendente, per via delle progressive provenienze, prima dalla vicina Palo, poi, in un susseguirsi temporale, dall’entroterra, da Roma, da ogni parte d’Italia ed infine d’Europa e del mondo. Hanno definito il profilo sociale del luogo ed in molti casi contribuito al suo sviluppo socio-economico.

Ideata dall’esercizio dei “bagni al mare” presso la spiaggia del Borgo di Palo cominciati nel 1861, il fenomeno esportato dall’Inghilterra della rivoluzione industriale è favorito da uno dei prodotti della trasformazione tecnologica, il treno con la sua rete ferroviaria, presente anche a Palo dal 1864 grazie all’apertura alla circolazione nel 1859 della Strada Ferrata Roma - Civitavecchia. Da aggiungere nel 1872 l’apertura nello stesso centro della sede al mare del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, presente sino al 1912 per volontà di Ladislao Odescalchi, per alcuni anni anche Presidente della sezione capitolina. Concepita secondo il normale criterio privatistico economico ed opportunistico, colto nello spirito di elaborare un nuovo ambiente da sostituire al precedente ormai considerato inefficiente.

Il 1° luglio 1888 l’inaugurazione. I moltissimi bagnanti che già da quella estate arrivano in treno si trovarono davanti ancora ben poco: soltanto il mare e una lunga spiaggia nera, derivante dalla qualità delle proprie sabbie ferrose. Molto è ancora da fare.

Oltre al “Palazzaccio”, situato nell’odierna Via Odescalchi, costruito nel 1881 da Benedetto Landi, demolito negli anni settanta, una manciata sono gli edifici presenti. Le funzionalità turistiche, alberghiere e ristorative sono riposte nell’“Albero Diana Mare”, costruito dall’Ingegner Cantoni, ancora oggi esistente in Piazza della Vittoria, nel Caffè-Restaurant, edificato in società tra il Principe e l’Ingegnere, posto tra le attuali Via Cantoni, Via Regina Margherita e Lungomare Regina Elena, demolito nel 1896 a seguito della fine del rapporto economico tra il nobile e l’imprenditore, negli stabilimenti balneari Dispari e Falena precedentemente operanti a Palo. All’inizio un vecchio carro chiuso funge da stazione ferroviaria terminale collocata su una nuova diramazione lunga 2.300 metri dalla linea primaria, fiancheggiata da una strada carrozzabile, fungente da ingresso alla nuova località dalla Via Aurelia; l’attuale, seppur modificato, ingresso sud.

Ad una vendita potenziale che promette arrivo immediato, per vedere completata l’urbanizzazione della prima lottizzazione bisogna aspettare la metà degli anni ’30, quasi cinquant’anni dopo la stipula della compravendita tra Odescalchi e Cantoni. Già presente l’Ufficio Postale, si dovranno attraversare questi cinque decenni per vedere realizzate, grazie all’impegno di molti, in diverse tappe, servizi e strutture importanti come ad esempio l’acqua potabile, la luce elettrica, l’impianto fognario, il lavatoio, il mattatoio, il mercato, la caserma dei carabinieri, il medico condotto, la scuola, la chiesa ed il cimitero, quest’ultimo però mai stato funzionante.

Al sogno della “Marina di Roma”, infranto dal 1916 con lo sviluppo di Ostia, si persegue l’obiettivo della valorizzazione delle qualità terapeutiche della propria sabbia ferrosa, che porterà alla costituzione nel 1930 della società di “Centro di Soggiorno e Cura”.

Al Censimento del 1936 la popolazione residente risulta essere costituita in 1.452 unità, oltre tre volte tanto rispetto a quella del 1888. Nel contempo si è ampliata l’offerta di alberghi, ristoranti, stabilimenti e si è sviluppato anche il cinema.

La seconda metà degli anni ’30 costituisce il primo spartiacque per la cittadina. Arrivano gli ampliamenti urbanistici sia longitudinali alla spiaggia verso Torre Flavia sia in profondità ed il secondo ingresso a nord dell’Aurelia. Viene aperta al pubblico la nuova stazione ferroviaria posizionata direttamente sulla linea Roma - Pisa e soppressa la precedente diramazione, al suo posto anni dopo, tra mille difficoltà e progetti di altro tipo, sorgeranno i giardini pubblici centrali.

La sabbia ferrosa è nuovamente protagonista. E’ il periodo dell’autarchia imposta all’Italia per la sua politica estera aggressiva e coloniale portata avanti dal regime fascista di Benito Mussolini, da oltre un decennio alla guida del Paese. Il ferro, anche di queste sabbie, viene estratto per la produzione di armi e di altre utilità.

L’amicizia fatale con la Germania nazista e la guerra. Lontana la prima del 1915-18, esperienza diretta la seconda, in linea con gli eventi nazionali. L’ingresso, la speranza “lampo”, le vite umane spezzate, la consapevolezza dei problemi, l’armistizio, l’occupazione dell’esercito tedesco, cui va aggiunto lo sfollamento degli abitanti imposto dagli occupanti nella previsione di uno sbarco su queste spiagge dell’esercito avversario, le violenze e le atrocità, la liberazione nel giugno 1944 portata dall’arrivo dei soldati americani, la fine della dittatura. Il lascito di ferite profonde e tangibili, causa ancora di morte. La presenza degli ebrei, per lo più polacchi, scampati allo sterminio dei campi di concentramento nazisti, in attesa della “Terra promessa”.

Il dopoguerra all’insegna della ricostruzione, secondo spartiacque. Si accresce il paese e ripartono l’attività balneare, con l’edificazione dei moderni stabilimenti in muratura, l’attività turistica con la Pro-Loco e nel 1950 con la Sagra del Carciofo, vetrina enogastronomica del territorio. Continua sino al 1968 l’estrazione del ferro. Lo sport, con la costituzione della squadra di calcio, si mette in movimento. Il ritorno alla democrazia anche in questi luoghi permette il 31 marzo 1946 l’elezione nelle file del Partito Comunista Italiano del primo Consigliere Comunale nella storia ladispolana, Domenico Pierlorenzi. La Riforma Fondiaria e l’Ente Maremma completano in maniera preponderante il quadro. Nel 1951 risultano risiedere 2.296 abitanti.

Il 3 giugno 1949 il passaggio amministrativo dal Comune di Civitavecchia, presente nel territorio sin dal 1814, lontano dai bisogni e dalle esigenze della comunità, al più vicino Comune di Cerveteri, auspicato e perseguito da molto tempo. Presenti personaggi famosi, la cittadina è stata e sarà anche set cinematografico. Intanto il processo di crescita continua. La distrazione cervetrana mista al desiderio di gestire in casa le licenze edilizie, visti i tempi del “boom economico”, e di commercio spingerà ad agire nella direzione dell’Autonomia, il grande salto, il cammino con le proprie gambe.

Il 6 maggio 1970 l’obiettivo è raggiunto. È il terzo e definitivo spartiacque. La cronaca, il mezzo con il quale aver compiuto il traguardo della città a misura d’uomo, con un numero di abitanti oggi incrementato di quasi sei volte rispetto ai 7.252 residenti censiti nel 1971. Conseguenza anche del mutamento sociale, vivere tutto l’anno e non più stagionalmente. Sullo sfondo altri due fenomeni migratori, quello dei cileni, e quello degli ebrei russi durato 14 anni, dal 1977 al 1991, il cui ricordo porterà il nome di Ladispoli ad essere conosciuto in tutto il globo. Nel 1988 le celebrazioni del primo centenario, l’inizio del processo conservativo della memoria storica. La cornice finale, dalla prima metà degli anni ’90, il pendolarismo lavorativo quotidiano con la Capitale.

Ecco il significato dell’esaltazione di questo compleanno, istante per ricordare, momento di riflessione, fondamento della definizione delle prospettive future. Una piccola storia impossibile però da descrivere tutta per quanto è grande.

Marco Di Marzio

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